Quanto costa un abito su misura: da cosa dipende il suo valore
Il metodo, il tessuto, le ore di lavoro a mano, le prove: che cosa determina il valore di un abito su misura, e perché non esiste un prezzo uguale per tutti.

È la domanda che quasi tutti si pongono prima di entrare in un atelier, e spesso la più difficile da fare ad alta voce: quanto costa un abito su misura? La risposta onesta è che non esiste una cifra valida per tutti. Un abito su misura non è un oggetto in vetrina con un cartellino: è un progetto che nasce dall’incontro con una persona, e il suo valore si costruisce scelta dopo scelta.
Ci sono però alcuni fattori precisi che lo determinano. Conoscerli aiuta a capire che cosa si sta acquistando, e a confrontare proposte che, sotto lo stesso nome, possono essere molto diverse: il metodo di lavorazione, il tessuto, le ore di lavoro a mano, le prove e la complessità del capo.
Il metodo: bespoke o made-to-measure
Sotto l’espressione «su misura» convivono due mondi. Il made-to-measure parte da un modello industriale già esistente, corretto entro parametri prestabiliti: si allunga una manica, si stringe un punto vita. Il bespoke parte invece da un foglio bianco: un cartamodello disegnato da zero per una sola persona, sulle sue misure, sulla sua postura, sul suo modo di muoversi.
È la differenza più importante, e da sola spiega gran parte della distanza tra due proposte. Ne abbiamo parlato più a fondo in Bespoke e su misura: una distinzione necessaria.
Il tessuto
Il tessuto è la parte del valore che si vede e si tocca per prima. Contano la fibra (lana, cashmere, mohair, seta), la manifattura che la tesse e la sua finezza. Sulle lane pregiate compare spesso un numero «Super»: secondo il codice di etichettatura dell’International Wool Textile Organisation, indica il diametro massimo della fibra. Un Super 150’s, per esempio, è tessuto con lana dal diametro medio non superiore a 16,25 micron: più la fibra è sottile, più il tessuto è morbido e raro.
Più fine, però, non significa sempre più adatto. Un abito da indossare ogni giorno chiede una lana più resistente; un abito da cerimonia può permettersi una materia più delicata. E conta anche la quantità: un doppiopetto, un abito a tre pezzi o un cappotto richiedono più stoffa.

Nell’atelier di Milano, i campionari delle grandi manifatture.
Nella Maison i tessuti per l’uomo provengono dalle collezioni di Dormeuil, Loro Piana, Zegna e Holland & Sherry; per la donna e per la sposa, da sete, pizzi e ricami delle grandi manifatture. La scelta si fa insieme, toccando la stoffa e guardandola alla luce.
Le ore di lavoro a mano
Ciò che distingue davvero un abito sartoriale non si vede dall’esterno. La Savile Row Bespoke Association, che riunisce le storiche sartorie londinesi, indica per i propri membri almeno cinquanta ore di lavoro a mano per un abito a due pezzi.
Molte di queste ore vanno nella costruzione interna della giacca. In un capo industriale il davanti è irrigidito da una tela adesiva, incollata a caldo al tessuto. In una giacca sartoriale è intelata a mano: tra il tessuto e la fodera c’è una tela di lana e crine, fissata con centinaia di piccoli punti che modellano il petto e fanno arrotolare il rever con naturalezza. Una tela così segue il corpo, respira e con il tempo prende la forma di chi la indossa; una tela adesiva, invece, con gli anni può staccarsi dal tessuto e formare piccole bolle.
A queste ore si aggiungono le asole cucite a mano, le maniche attaccate a mano sulla spalla, le rifiniture interne: dettagli che non compaiono in una fotografia, ma si sentono indossando l’abito.
Il cartamodello e le prove
Nel bespoke l’abito si costruisce per avvicinamenti successivi. Dopo la presa delle misure si disegna il cartamodello e si taglia il tessuto; poi arrivano le prove, generalmente tre, in cui l’abito, ancora imbastito, viene verificato sul corpo e corretto. Ogni prova significa scucire, ritagliare, ricucire. È un lavoro che non resta visibile nel capo finito, ma è proprio ciò che lo rende diverso da qualsiasi altro.

La presa delle misure: il primo passo verso il cartamodello.
Il cartamodello, poi, non viene gettato: resta custodito in atelier e diventa la base per ogni capo futuro.
La complessità del capo
Una giacca non è un abito a tre pezzi, e un abito a tre pezzi non è un tight o un cappotto. Il valore cresce con il numero di parti da costruire, con i dettagli scelti (un doppiopetto, un gilet, le asole aperte sulle maniche) e con il numero di capi commissionati insieme.
Nella sartoria femminile vale lo stesso principio, con altre variabili: un drappeggio, una corsetteria interna costruita sul corpo, ricami e applicazioni fatti a mano. L’abito da sposa è spesso il progetto più complesso di tutti: nasce da un bozzetto disegnato a mano e passa attraverso lavorazioni che richiedono le mani più esperte dell’atelier.
Perché non esiste un listino
Per tutte queste ragioni, nell’alta sartoria il prezzo non si legge su un listino: si definisce insieme. Durante il primo incontro si parla dell’occasione, dell’uso del capo, delle stagioni in cui verrà indossato; si toccano i tessuti, si discutono linee e dettagli. Solo allora è possibile presentare una proposta precisa, che corrisponde a quell’abito e a nessun altro.
Un valore che dura nel tempo
Ha senso, infine, guardare il valore nel tempo. Un abito costruito a mano, in un tessuto scelto bene, accompagna per molti anni: in sartoria si lasciano all’interno margini di tessuto che permettono di adattarlo se il corpo cambia, e il cartamodello conservato rende più semplice ogni capo successivo. Non è un acquisto di stagione: è un capo che resta.
Nella nostra Maison a Milano realizziamo esclusivamente capi bespoke: abiti, giacche e cappotti da uomo, abiti da cerimonia e da sera e abiti da sposa. La proposta per ogni capo viene presentata personalmente, durante il primo incontro in atelier. Prenota un appuntamento.